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Visita guidata in Land Rover nella "Valle di Lanaitho" in territorio di Oliena (di notevole importanza sia dal punto di vista naturalistico che archeologico), con proseguimento al villaggio nuragico di "Tiscali", che si raggiunge dopo circa 1.20 h di marcia a piedi per poi continuare al villaggio "Sedda de Sos Carros" (fonte sacra e officina nuragica). |
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valle di Lanaittu Dalla sorgente si imbocca una breve strada sterrata verso la valle di Lanaittu. La valle si inoltra per circa sette chilometri tra la catena del Monte Uddè e quella del Monte Gutturgios, arrivando fino alle pendici del Monte Tiscali. Le difficoltà d'accesso alla regione, e la conseguente facilità di una sua difesa, ne fecero nell'antichità il luogo privilegiato di importanti insediamenti, i cui resti si trovano frequentissimi sul territorio. La flora e la fauna del posto fanno da degna cornice e contribuiscono ad alimentare la suggestione di questi angoli di natura. Notevoli e numerose anche le grotte, le doline, le voragini dovute ai fenomeni carsici e al lavoro di erosione di antichi corsi d'acqua ormai scomparsi. Il villaggio nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros Il percorso prosegue all'interno della valle sino ad incontrare il villaggio nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros. Scoperto alcune decine di anni fa, il complesso si suppone contasse circa 200 capanne e ospitasse una popolazione di 500 persone. La presenza di alcune grotte funerarie e un'officina per la fusione dei metalli costituiscono gli elementi di maggior interesse del luogo: nei pressi del villaggio sono state rinvenute scorie e avanzi della lavorazione del bronzo, manufatti della stessa lega e persino stampi e crogioli in trachite. |
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Tiscali Proseguendo lungo la valle, al confine col Supramonte di Dorgali, si erge il Monte Tiscali, alla cui sommità troviamo la famosa dolina, creatasi in seguito al crollo della volta di un'antica grotta. Al suo interno, in un'età che si suppone corrispondere al VI secolo a.C., fu edificato il villaggio di Tiscali. Scoperto verso la fine del 1800 durante le operazioni per il disboscamento della zona, il villaggio, al tempo pressoché intatto, era costituito da due agglomerati di capanne tronco-coniche e quadrangolari costruite in pietra e fango, con architravi di ginepro. In questo luogo la civiltà nuragica resistette forse per secoli alle invasioni dei romani. A partire dagli anni '30 le incursioni dei tombaroli e dei visitatori hanno ridotto il sito a pochi resti. L'atmosfera del luogo, i colori del calcare, i lecci plurisecolari, ne fanno un posto unico ed indimenticabile. |
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grotte Su Bentu e Sa Oche A poca distanza dal sito archeologico si trovano le grotte di Su Bentu e di Sa Oche. I laghi sotterranei di quest'ultima rappresentano una fonte costante e consistente per l'approvvigionamento idrico della zona. Si pensa che le antiche popolazioni praticassero il culto delle acque attraverso riti propiziatori all'interno della grotta. Al centro di tali riti sarebbe stato un fenomeno a tutt'oggi osservabile: con cadenza grosso modo annuale, enormi quantità d'acqua, dopo forti e improvvisi temporali, spingono l'aria nei profondi meandri della grotta, comprimendola e facendola fuoriuscire con potenti soffi e assordanti boati, prima che la piena arrivi impetuosa. |
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